|
|
Cenni storici su Fubine sino al 1708
A cura del Dott.
Stefano Ticineto
Fubine, paese
del Basso Monferrato in provincia di Alessandria a 17 Km dal capoluogo, è
situato sulle ultime propaggini delle colline monferrine, che si affacciano
sulla pianura del Tanaro; la sua popolazione attuale è di circa 1700
abitanti e aveva raggiunto il massimo (quasi 4000 abitanti), all'inizio del
Novecento. Di probabile origine tardo-romana (IV secolo dopo Cristo?) è
sorto sull'altura (lungo il cui crinale si trova ancor oggi il centro
storico del paese), situata di fianco ad una strada romana non lastricata
(forse esistente); che passava nel fondovalle e superava le colline presso
l'attuale Altavilla (nella frazione Molignano si sono trovali resti romani),
per poi scendere nella vallata del Po e raggiungere Vardagate,
importante centro abitato romano (oggi scomparso) situato nelle vicinanze
dell'odierna Casale.
Citazioni,
vicende di Fubine dall'anno 1000 al 1536 (1)
(in ordine cronologico)
La prima
citazione storica su Fubine è del 26 gennaio 1041. In tale data,
l'imperatore Enrico III confermò il possesso della metà di Fubine (“medietatem
Fiblinis”), col castello e le chiese (“cum castro et capellìs”)
al Vescovo-conte Pietro II di Asti; una seconda citazione è del 1064
e riguarda un certo “Rebaldus de Fibline”, quale testimonio di una
donazione della marchesa Adelaide all’abbazia di Pinerolo.
Le successive lontane citazioni, del 1116 e del 1184,
riportano la soggezione feudale di coloro, che abitavano la zona contigua al
castello di Fubine (“hominum habitantium in curte castri Fibinarum”),
ai nobili Cane di “Celle” (Cellamonte), vassalli (dal 1164) dei
marchesi aleramici di Monferrato; di conseguenza Fubine venne a far parte
del Marchesato di Monferrato. Nel 1224, la popolazione di Fubine (“populus
Fibinarum”) si sottomette al Comune di Alessandria, ma il castello
nobiliare rimane in possesso dei Cane (o Marescalchi) di
Celle, che nel 1238 sono chiamati a partecipare ad una spedizione militare
contro Alessandria da un rappresentate dell'imperatore Federico II.
1316-
I Fubinesi oppongono resistenza agli Angioini-provenzali, che sono in guerra
con i Visconti milanesi, quindi il paese è saccheggiato e forse totalmente
(“ex funditus”) distrutto dagli stessi Angioini.
1325
- I Fubinesi lasciano Alessandria (nel frattempo passata sotto gli Angioini)
e ritornano sotto i Marchesi di Monferrato, nella persona del marchese
Teodoro I Paleologo, che accorda loro varie franchigie e concessioni in
deroga ai “Diritti feudali”, pattuite con un documento ufficiale (“Carta
pactorum”).
1375
- Fubine è infeudato dal marchese Secondotto ai conti Valperga. Le
clausole di infeudazione sono però in contrasto con le concessioni fatte ai
Fubinesi dal marchese Teodoro I nel 1325 e riconfermate dallo stesso
marchese Secondotto nel 1373, dai marchesi Giovanni III nel 1379 e Teodoro
II nel 1381.
1388
- Nella riunione (svoltasi a Moncalvo) del Parlamento del Monferrato, che
stabilisce una taglia (per assoldare mercenari). di 15000 fiorini da
suddividere tra i vari paesi monferrini, Fubine è tassato per 100 fiorini.
In base a tale tassazione probabilmente il paese doveva contare circa 500
abitanti in quell'anno.
1446/1464
- Fubine viene potentemente fortificato, quale “Terra” monferrina
confinante con il Ducato di Milano. Probabilmente si tratta della
costruzione delle mura con lo spalto (“ù spòut”), in parte ancor oggi
esistenti (modificate in tempi successivi), che delimitano parte del nucleo
centrale del paese.
1448
– Fubine è infeudato dal marchese Giovanni IV ai nobili Mazzè (ramo
collaterale dei Valperga).
1483/1494
- Sono confermate ai Fubinesi dal marchese Bonifacio III nel 1491 e dalla
sua vedova Maria nel 1494, le franchigie e le concessioni, che però sono in
contrasto con le clausole di infeudazione. Tra le concessioni del 1494, vi è
il permesso di usare le acque del Grana per il mulino situato su
questo torrente.
1504
– E’ confermata l’infeudazione di Fubine ai Mazzè.
1519
— E’ consacrata l'odierna chiesa parrocchiale al centro del paese in
sostituzione dell'antica parrocchiale, situata “extra muros” sulla
collina sopra la “Valle”. La nuova parrocchiale, costruita in stile
romanico, sarà abbellita e modificata in stile neogotico (con l'attuale alto
campanile) nel 1860 circa.
1527-
Fubine è saccheggiato dai Lanzichenecchi, con l’uccisione (secondo un
cronista del tempo) di 600 Fubinesi, che hanno opposto resistenza sparando
con gli “archebusi” dall’alto delle mura.
1530
– Sono redatti ufficialmente gli Statuti di Fubine ed approvati dall’ultimo
marchese Paleologo, Gian Giorgio. Fubine ha il privilegio di presentare una
terna di candidati per la nomina del Podestà (o Pretore).
Vicende di
Fubine dal 1537 al 1708 (2)
1537/1559
– Fubine (più volte coinvolto nelle ostilità in corso tra Francesi e
Ispano-imperiali) subisce spoliazioni (“exsuviis”), saccheggi con
uccisioni (“depopulationes”), rovine, “devastationes”),
trascorre anni di sventure (“calamitatibus”), inoltre gli abitanti
devono contribuire con denaro o in natura (di solito con sacchi di grano)
per il mantenimento delle guarnigioni e per l'alloggiamento di migliaia di
soldati in transito e anche mettere e disposizione uomini di fatica (“guastatori”)
e animali da lavoro con carri (“bovi con barozze”) per i lavori di
fortificazione in Casale o in altri luoghi fortificati del Monferrato.
1546
– Il feudo di Fubine viene venduto, per 1.500 scudi d'oro
(3),
dai Mazzè al nobile mantovano, Giovan Battista Alberigi, persona
esosa che pretende dai Fubinesi la rinuncia a certe loro franchigie.
1562/1590
- Lunga lite giudiziaria tra l'Alberigi e i Fubinesi, che pretendono il
riconoscimento delle franchigie a loro accordate (in deroga ai diritti
feudali) con la “Carta pactorum” del 1325 e rispettate dai
precedenti feudatari. La pessima amministrazione della giustizia da parte
del nuovo Feudatario compromette l'Ordine pubblico, per cui il paese diventa
una “spelonca di tristi (di malfattori)”, perché vi avvengono di
frequente “homicidii, stupri, assaltamenti di case con unione (bande) di
50 huomini armati”.
1590
- Con il beneplacito del Duca di Mantova e Monferrato, Vincendo I Gonzaga, i
Fubinesi indennizzano con una somma (in denaro ed in natura) di 1.500 scudi
d'oro(3) il Feudatario e si liberano della sua dipendenza, quindi diventano
sudditi diretti (“immediati”) del Duca, che riconosce le franchigie
da loro rivendicate. La popolazione raggiunge quasi i 2.000 abitanti
(nonostante la situazione di disordine pubblico), forse perché Fubine
economicamente fiorisce, come “terminal” della strada che collega il Basso e
l'Alto Monferrato attraversando l’Alessandrino, appartenente al Ducato di
Milano (spagnolo dal 1535).
1600/1627
- Fubine è soggetto (con tutto il Monferrato) ad una pesante tassazione dai
duchi Gonzaga e per di più è coinvolto nelle “Prima Guerra di Monferrato”.
In tali condizioni subisce un grave regresso economico con una situazione di
pesante indebitamento del Comune (della “Comunità”) ed una
conseguente diminuzione di popolazione (ridotta a circa 1,600 abitanti nel
1627).
1628/1631
- Nel corso della “Seconda Guerra di Monferrato”, Fubine deve pagare
dapprima una pesante contribuzione ai Savoia, che hanno occupato parte del
Basso Monferrato, poi (per cinque giorni, dal 22 al 26 giugno 1628) è
saccheggiato da un contingente (1.147 soldati) dell'esercito spagnolo, forse
per rappresaglia perché i coraggiosi (o temerari...) Fubinesi hanno osato
assalire una pattuglia di Spagnoli che stavano razziando il fieno. Nei mesi
successivi, a causa degli assedi (fatti dagli Spagnoli) di Casale, deve
sopportare il continuo transito (con pernottamento anche di più giorni) di
soldataglie ed è pure utilizzato come “quartiere” fisso per alcuni reparti
di cavalleria. Si verificano così una gravissima carestia e una spaventosa
epidemia di peste. Queste terribili calamità, imperversanti dai primi mesi
del 1630 sino all'agosto dell'anno successivo, falcidiano la popolazione
fubinese, che si riduce ad appena 700 abitanti.
1635/1659
- Il ravvivarsi della guerra tra i Franco-sabaudi (alleati sino al 1652 del
Monferrato, poi nemici) e gli Spagnoli provoca (in Monferrato e nel contiguo
Alessandrino spagnolo) un continuo transito di truppe; quindi carestie e
calamità infuriano di frequente in questo periodo. A Fubine si verifica una
penuria non solo di grano per il pane, l'alimento basilare (quasi unico) per
la gente comune del tempo, ma anche di vino, il prodotto tipico delle
colline monferrine ed anche di fieno, indispensabile per il bestiame.
1658
- Fubine, contravvenendo a quanto pattuito nel 1590, è infeudato dal duca
Carlo II Gonzaga al conte Vincenzo Natta. Cosi i Fubinesi, che
intravedevano (nella pace del 1659 che stava per arrivare) la cessazione o
almeno la diminuzione delle loro sventure, sono di nuovo soggetti ai “Diritti
“ (oggi diremmo ai soprusi) del Feudatario (che fa costruire sulle rovine
dell'antico maniero medievale l'attuale castello o palazzo seicentesco)
e presentano ricorso contro tale ingiusta e arbitraria reinfeudazione.
1677
- Con una sommossa, che causa l'uccisione e il ferimento di alcuni sbirri (“balestrieri”}
feudali, i Fubinesi si ribellano al Feudatario; sono quindi dichiarati
“ribelli” ed il paese è occupato militarmente, mentre i giovani, che hanno
preso parte attiva alla rivolta lasciano il paese e sono dichiarati
“contumaci”.
1690
- I Fubinesi riconoscono l'autorità del Feudatario e sono perdonati per i
loro atti di ribellione.
1708
- Fubine con tutto il Monferrato (che perde la sua indipendenza), passa
sotto i Savoia, come viene poi confermato dalla pace di Utrecht (1713), che
pone fine alla guerra di “Successione Spagnola”.
______________
Note
(1) Queste situazioni e vicende sono riportale e commentale nel 'libro:
“Storia di Fubine nel Medioevo”, che tratta pure del Monferrato,
dalle sue origini (anche geologjche) al 1536, con le vicende delle zone
contigue (Astigiano ed Alessandrino), nel contesto degli eventi nazionali ed
europei. Questo libro contiene, ripiegate nelle tasche di copertina, due
Carte geografiche a colori dello Stato di Monferrato del 1419 e del 1536.
<<torna al testo
(2)
Le vicende sino al 1659 (tratte da documenti del tempo) sono riportate,
in modo dettagliato, nei due volumi dal titolo: “Fubine e il Monferrato
dal 1537 al 1659”. Le vicende successive (sino al 1708) sono solo
accennate in questi due volumi, perché il libro previsto, che avrebbe
trattato (oltreché la sommossa dei Fubinesi) le guerre della “Lega di
Augusta” e di “Successione Spagnola” e l’annessione del Monferrato allo
Stato dei Savoia, è in corso di preparazione. <<torna al
testo
(3) Il potere d'acquisto di questi scudi d'oro è riportato (con una
relazione sulle monete e sui costi delle merci e del lavoro) in Appendice al
1° volume del libro “Fubine e il Monferrato dal 1537 al 1659”, Qui ci si
limita a riferire che, verso la fine del '500, con uno scudo d'oro (dal
tenore di circa 3,5 grammi in metallo nobile) si pagarono ben 15 giornate
lavorative, ma si acquistavano appena 40-50 Kg di grano; quindi il salario
di una giornata di lavoro (di 10/12 ore) equivaleva al costo di circa tre Kg
di grano. L'Appendice del secondo volume ( acquistabile separatamente dal
primo) tratta della scottante e controversa questione di “Cristoforo Colombo
monferrino (cioè di Cuccaro)”. <<torna al testo
|
|